La musica tradizionale: tramandata a orecchio
Storia della musica · Le radici della musica popolare · Livello 1 · 12 min
Per secoli la maggior parte delle persone non vide mai uno spartito. Eppure cantavano ogni giorno: per far addormentare un bambino, per tenere il ritmo lavorando nei campi o su una nave, per ballare in paese, per pregare, per piangere i morti o festeggiare un matrimonio. Questa musica, detta tradizionale (o popolare), costituisce la maggior parte di tutta la musica mai suonata. È anche la sorgente a cui hanno attinto i compositori di musica colta e i musicisti di jazz, blues e rock.
Tramandare la musica a orecchio
La musica tradizionale si impara a orecchio: la si sente cantare dai genitori o dai vicini, la si ripete e la si trasmette a propria volta. Nessuno ne è «proprietario»: spesso non sappiamo chi l'abbia scritta. Come nel gioco del telefono senza fili, ogni generazione la modifica un po', e così la stessa melodia esiste in più versioni, con altre parole, un altro ritmo, una nota diversa a seconda della regione. Non esiste una versione «giusta»: sono tutte vive.
Prendi Au clair de la lune, nota in Francia almeno dal XVIII secolo. La sua melodia usa poche note vicine, facili da ricordare e da cantare:
M:4/4 L:1/4 Q:1/4=96 K:C C C C D | E2 D2 | C E D D | C4 |] w: Au clair de la lu-ne, mon a-mi Pier-rot
A che cosa serve questa musica?
- A ballare: bourrée, giga, polka, valzer, branle, girotondi… La danza richiede un ritmo chiaro e frasi regolari (spesso di 4 o 8 battute).
- A lavorare: i canti marinareschi (shanty) aiutavano l'equipaggio a tirare insieme una cima; i canti dei campi davano il ritmo al lavoro.
- A raccontare: ballate e lamenti narrano storie d'amore, di guerra o di delitti, a volte per decine di strofe.
- A festeggiare: canti natalizi, canti di festa, ninne nanne, canti religiosi.
Come riconoscere la musica tradizionale
- Frasi brevi e ripetute, spesso con una strofa e un ritornello che tutti riprendono.
- Il canto responsoriale: un solista canta un verso e il gruppo risponde (si parla di call and response, «chiamata e risposta»).
- Scale semplici: molto spesso la scala pentatonica di cinque note, o antichi modi.
- Strumenti facili da trasportare: violino, flauto, cornamusa, ghironda, fisarmonica, chitarra, banjo, tamburo.
- I bordoni: una nota tenuta sotto la melodia, come nella cornamusa o nella ghironda.
La melodia seguente, quella dell'inno Amazing Grace (un'aria americana anonima abbinata nel XIX secolo a parole di John Newton), usa solo cinque note: Sol, La, Do, Re, Mi. È una scala pentatonica, come in innumerevoli canti di Scozia, Africa occidentale, Cina o Ande.
M:3/4 L:1/4 Q:1/4=84 K:C G, | C2 E/C/ | E2 D | C2 A, | G,2 G, | C2 E/C/ | E2 D/E/ | G3- | G2 |]
I raccoglitori
Nel XIX secolo, quando la gente lasciava le campagne per le fabbriche, molti temevano che questi canti sarebbero scomparsi. Alcuni appassionati si misero a trascriverli: l'americano Francis James Child raccolse le antiche ballate inglesi e scozzesi; l'inglese Cecil Sharp raccolse canti in Inghilterra e poi negli Appalachi. Nel XX secolo il fonografo cambiò tutto: Béla Bartók registrò migliaia di canti in Europa centrale, John e Alan Lomax percorsero gli Stati Uniti in lungo e in largo per la Biblioteca del Congresso. Grazie a loro possiamo ancora ascoltare le voci di cantanti nati nell'Ottocento.
Da ascoltare
- Le registrazioni sul campo di Alan Lomax (canti di lavoro, ballate degli Appalachi).
- Le arie per arpa di Turlough O'Carolan, arpista irlandese del XVIII secolo.
- Le polifonie vocali tradizionali: canti corsi, georgiani o bulgari.
- Una festa danzante tradizionale vicino a te: ancora il modo migliore per sentire questa musica viva!
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