Il jazz moderno: bebop, cool, modale, free, fusion
Storia della musica · Le radici della musica popolare · Livello 4 · 18 min
All'inizio degli anni Quaranta lo swing era la musica popolare dell'America. Ma alcuni giovani musicisti si sentivano stretti: nelle big band suonavano arrangiamenti scritti con poco spazio per gli assoli. Dopo i concerti si ritrovavano in piccoli club di Harlem come il Minton's Playhouse per jam session in cui provavano idee nuove. Nel giro di una ventina d'anni il jazz si sarebbe reinventato più volte.
Il bebop (anni Quaranta)
Il sassofonista Charlie Parker e il trombettista Dizzy Gillespie, con il pianista Thelonious Monk e il batterista Kenny Clarke, inventarono il bebop. I tempi si fecero più rapidi, i temi diventarono linee tortuose suonate all'unisono, e le armonie si riempirono di accordi estesi e di sostituzioni. Il batterista teneva il tempo sul piatto e punteggiava liberamente sulla grancassa. Non si ballava più: si ascoltava. Il pianista Bud Powell portò questo linguaggio alla tastiera, con una mano destra simile a un fiato e una mano sinistra ridotta a poche note. Monk coltivava uno stile unico fatto di silenzi, dissonanze e umorismo.
Il bebop si fonda sulla progressione ii–V–I, che i musicisti percorrono a tutta velocità. Sotto i solisti il contrabbasso suona un walking bass: una nota per tempo, che collega gli accordi camminando. Ecco una linea inventata per questa lezione su Dm7 – G7 – Cmaj7 (nota le note cromatiche che «puntano» all'accordo successivo):
M:4/4 L:1/4 Q:1/4=140 K:C clef=bass "Dm7" D, F, A, ^G, | "G7" G, F, D, ^C, | "Cmaj7" C, E, G, B,, | "Cmaj7" C,4 |]
Cool e hard bop (anni Cinquanta)
Nel 1949 e 1950 il trombettista Miles Davis registrò sessioni più morbide con l'arrangiatore Gil Evans e il sassofonista Gerry Mulligan, dai colori smorzati (corno, tuba); furono poi raccolte sotto il titolo Birth of the Cool. Il cool jazz privilegiava la misura e gli arrangiamenti sottili; sulla West Coast Chet Baker e Dave Brubeck ne proposero versioni eleganti (nel 1959 l'album Time Out di Brubeck osava metri di 5 e di 9 tempi).
A New York, nello stesso periodo, l'hard bop spingeva nella direzione opposta: più blues, più gospel, più energia. Art Blakey e i suoi Jazz Messengers, il pianista Horace Silver e il trombettista Clifford Brown ne furono le figure di spicco.
Il jazz modale (1959)
Nel 1959 l'album Kind of Blue di Miles Davis, con John Coltrane, Cannonball Adderley e il pianista Bill Evans, propose un altro modo di improvvisare: invece di seguire accordi che cambiano continuamente, i musicisti restano a lungo su un modo. Lo spazio si apre e la musica respira. Il modo dorico (i tasti bianchi da Re a Re) è il più usato. Ecco un esempio generico: la scala, poi due accordi che ondeggiano senza lasciare il modo.
M:4/4 L:1/8 Q:1/4=120 K:C "Dm7" D E F G A B c d | "Dm7" [DFAc]4 "Em7" [EGBd]4 | "Dm7" [DFAc]8 |]
Bill Evans, con il suo trio (il contrabbassista Scott LaFaro e il batterista Paul Motian), inventò una conversazione a tre tra voci uguali, e voicing della mano sinistra senza fondamentale che influenzano ancora i pianisti di oggi.
Coltrane, free jazz e fusion (anni Sessanta–Settanta)
John Coltrane spinse l'armonia all'estremo con Giant Steps (registrato nel 1959), poi si volse a una musica modale e spirituale con A Love Supreme (1965). Il sassofonista Ornette Coleman (The Shape of Jazz to Come, 1959; Free Jazz, 1961) e il pianista Cecil Taylor abbandonarono la griglia di accordi: era il free jazz, un'improvvisazione libera dalle forme prestabilite. Alla fine degli anni Sessanta Miles Davis, ancora una volta, elettrificò gli strumenti: con Bitches Brew (1970) aprì la strada al jazz-rock o fusion, portata avanti da Herbie Hancock, Chick Corea e il gruppo Weather Report. Nel 1975 Keith Jarrett improvvisò a Colonia un concerto per pianoforte solo la cui registrazione divenne uno degli album jazz più venduti.
Che cosa ascoltare
- Bebop: piccolo gruppo, tempi rapidi, temi spigolosi all'unisono, lunghi assoli virtuosistici.
- Cool: suoni morbidi, tempi moderati, arrangiamenti curati.
- Hard bop: energia, blues e gospel, batteria potente.
- Modale: pochi accordi, lunghi tratti su un solo modo, un'atmosfera meditativa.
- Free: niente accordi né tempo prestabiliti, grida, tessiture.
- Fusion: piano elettrico, sintetizzatori, basso elettrico, ritmi rock e funk.
Da ascoltare
- Charlie Parker e Dizzy Gillespie (anni Quaranta), Thelonious Monk in solo.
- Miles Davis: Kind of Blue; il Bill Evans Trio al Village Vanguard (1961).
- John Coltrane: A Love Supreme; Ornette Coleman: The Shape of Jazz to Come.
- Herbie Hancock: Head Hunters (1973); Keith Jarrett: The Köln Concert (1975).
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