Il jazz da New Orleans allo swing
Storia della musica · Le radici della musica popolare · Livello 3 · 16 min
All'inizio del XX secolo New Orleans era una città portuale come nessun'altra: francese, poi spagnola prima di diventare americana, mescolava persone venute dall'Europa, dall'Africa e dai Caraibi. La domenica, nell'Ottocento, gli africani ridotti in schiavitù potevano riunirsi a Congo Square per ballare e suonare i tamburi. La città aveva bande di ottoni che sfilavano ai funerali e alle feste, pianisti di ragtime, cantanti di blues, chiese. Da questa mescolanza nacque il jazz.
New Orleans: l'improvvisazione collettiva
Intorno al 1900 il cornettista Buddy Bolden era già famoso per la sua potenza e il suo modo di suonare libero; di lui non sopravvive alcuna registrazione. Le band della città si formavano attorno a una piccola squadra: la tromba (o la cornetta) suona la melodia, il clarinetto intreccia arabeschi sopra, il trombone fa scivolare controcanti sotto; dietro, banjo, tuba (o contrabbasso), pianoforte e batteria tengono il ritmo. Tutti improvvisano nello stesso momento attorno al tema: è l'improvvisazione collettiva. Nel 1917 la Original Dixieland Jass Band, un gruppo di musicisti bianchi di New Orleans, incise a New York il primo disco di jazz.
Louis Armstrong: il solista prende la corona
Nato a New Orleans nel 1901, Louis Armstrong raggiunse la band di King Oliver a Chicago nel 1922. Tra il 1925 e il 1928, con i suoi piccoli gruppi, gli Hot Five e gli Hot Seven, trasformò il jazz: invece dell'improvvisazione collettiva, un solista prende la parola e costruisce un chorus come un racconto, con un suono brillante e un senso del ritmo che fecero scuola. Rese popolare anche lo scat, il canto su sillabe senza senso. La sua introduzione di tromba a West End Blues (1928) resta un modello per ogni musicista jazz.
Lo swing: scritto o suonato?
Ciò che distingue il jazz è lo swing: le crome non sono uguali ma suonate «lunga-breve», più o meno come una terzina con le prime due note legate, con gli accenti sui tempi 2 e 4. Lo spartito mostra crome normali; l'orecchio sente qualcosa di più vicino alla seconda battuta:
M:4/4 L:1/8 Q:1/4=120 K:C "^written" C D E G A G E D | "^played" (3:2:2C2D (3:2:2E2G (3:2:2A2G (3:2:2E2D |]
Harlem, lo stride e le big band
Negli anni Venti il jazz salì verso nord, a Chicago e poi a New York. A Harlem i pianisti di stride (James P. Johnson, Fats Waller, poi il virtuoso Art Tatum) trasformarono la mano sinistra del ragtime in una macchina da swing; la lezione Jazz e musica popolare mostra come funziona. Dal 1927 Duke Ellington diresse l'orchestra del Cotton Club; componeva per il suono particolare di ciascuno dei suoi musicisti e fece della big band un vero strumento da compositore.
Negli anni Trenta l'America ballava al suono delle big band: era l'era dello swing. Una big band contava una quindicina di musicisti divisi in sezioni: sassofoni, trombe, tromboni e sezione ritmica (pianoforte, chitarra, contrabbasso, batteria). Arrangiatori come Fletcher Henderson facevano dialogare le sezioni con riff, brevi figure ripetute, in chiamata e risposta. Ecco un riff in questo spirito, scritto per questa lezione:
M:4/4 L:1/8 Q:1/4=150 K:C "C6" z2 G A c2 A G- | G4 z4 | "C6" z2 G A c2 A G- | G2 E2 z4 | "F7" z2 A _B c2 _B A- | A4 z4 | "C6" z2 G A c2 A G- | G2 E2 C4 |]
Count Basie e la sua orchestra di Kansas City puntavano su uno swing leggero e riff irresistibili; Benny Goodman, il «Re dello swing», portò il jazz alla Carnegie Hall di New York nel gennaio 1938; Chick Webb lanciò la cantante Ella Fitzgerald; Billie Holiday inventò un modo intimo di cantare le canzoni. In Francia il chitarrista Django Reinhardt e il violinista Stéphane Grappelli fondarono nel 1934 il Quintette du Hot Club de France: nasceva il jazz manouche.
Che cosa ascoltare
- New Orleans: tromba, clarinetto e trombone che improvvisano insieme, banjo e tuba, un suono di registrazione antico.
- Gli anni Venti: gli assoli passano in primo piano, canto scat, pianoforte stride.
- Lo swing: una big band, sezioni che si rispondono a colpi di riff, un contrabbasso che cammina su tutti e quattro i tempi, una musica fatta per ballare.
Da ascoltare
- Louis Armstrong, Hot Five e Hot Seven (1925–1928), West End Blues.
- Duke Ellington, registrazioni degli anni Trenta e Quaranta.
- Count Basie, Benny Goodman alla Carnegie Hall (1938), Coleman Hawkins, Body and Soul (1939).
- Django Reinhardt e Stéphane Grappelli, registrazioni del Quintette du Hot Club de France.
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