L'età d'oro della polifonia vocale
Storia della musica · Il Rinascimento · Livello 2 · 14 min
Nel XV e XVI secolo l'Europa riscoprì i testi dell'Antichità, inventò la stampa, esplorò il mondo e mise l'essere umano al centro dei suoi interessi: è il Rinascimento. In musica, l'epoca fu soprattutto l'età d'oro delle voci. Cori di pochi cantori, spesso senza strumenti, produssero una polifonia di una dolcezza e di un equilibrio mai sentiti prima.
Un suono più dolce
All'inizio del XV secolo alcuni musicisti inglesi, come John Dunstable, misero di moda un suono più rotondo, ricco di terze e di seste, che i musicisti del continente ammirarono e imitarono. Le quinte «vuote» del Medioevo lasciarono il posto ad accordi pieni, vicini alle nostre triadi maggiori e minori. Guillaume Du Fay, attivo in particolare a Cambrai, fu uno dei primi grandi maestri di questo nuovo stile.
I franco-fiamminghi: musicisti in viaggio
Per più di un secolo i musicisti più ricercati d'Europa vennero dal nord della Francia e dagli antichi Paesi Bassi (Fiandre, Hainaut, Brabante). Formati nelle scuole corali delle cattedrali, partivano al servizio dei papi, dei duchi di Milano o di Ferrara, dei re di Francia. Il più celebre è Josquin des Prez (1450 circa–1521): i contemporanei lo consideravano il più grande musicista del suo tempo, e le sue opere erano così richieste che gli editori gli attribuirono perfino brani che non aveva scritto.
La loro arte si fonda sull'imitazione: una voce lancia un breve motivo, una seconda lo riprende poco dopo, poi una terza, una quarta… Tutte le voci sono ugualmente importanti; nessuna è un semplice accompagnamento. Il risultato è una trama intrecciata e continua, in cui si segue una linea, poi un'altra.
La musica stampata
Nel 1501, a Venezia, Ottaviano Petrucci pubblicò l'Odhecaton, la prima raccolta di musica polifonica stampata a caratteri mobili. Qualche decennio dopo, Pierre Attaingnant a Parigi mise a punto un procedimento più semplice che stampava note e righi in un'unica impressione. La musica divenne una merce: si compravano libri di canzoni, di messe e di danze; i dilettanti cantavano e suonavano in casa, e le opere di un compositore circolavano in tutta Europa.
Riforma e Controriforma
Nel XVI secolo la Chiesa d'Occidente si divise, e la musica fu al centro del dibattito.
- Martin Lutero, lui stesso musicista, voleva che i fedeli cantassero insieme nella propria lingua. Scrisse e adattò inni in tedesco dalle melodie semplici: i corali, come Ein feste Burg ist unser Gott («Una fortezza salda è il nostro Dio»). Due secoli dopo, Bach li avrebbe armonizzati a centinaia.
- Giovanni Calvino, a Ginevra, ammetteva in chiesa solo il canto dei salmi, in francese, all'unisono e senza strumenti. Il Salterio ginevrino raccolse queste melodie; diverse sono del musicista Louis Bourgeois.
- La Chiesa cattolica, al Concilio di Trento (1545–1563), si preoccupò di una polifonia così complessa che non si capivano più le parole. Una leggenda tenace sostiene che la Missa Papae Marcelli di Palestrina abbia «salvato» la polifonia dimostrando che la si poteva scrivere in modo chiaro e intelligibile. La storia è abbellita, ma su un punto ha ragione: la chiarezza del testo divenne un'esigenza.
Ecco l'inizio di una melodia del Salterio ginevrino attribuita a Louis Bourgeois, pubblicata nel 1551, che gli anglofoni cantano ancora come Old Hundredth (per il Salmo 100). Nota la semplicità: quasi una nota per sillaba, valori lunghi e brevi, una melodia che un'intera assemblea può cantare.
M:2/2 L:1/4 Q:1/2=56 K:G G2 GF | ED G2 | A2 B2 | B2 BB | AG c2 | B2 A2 | G4 |]
Tre grandi nomi alla fine del secolo
- Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525 circa–1594), a Roma: linee vocali morbide, dissonanze preparate con cura, una serenità che divenne per secoli il modello per l'insegnamento del contrappunto.
- Orlando di Lasso (1532–1594), franco-fiammingo stabilitosi alla corte di Monaco: uno dei compositori più prolifici della storia, a suo agio in latino, francese, italiano e tedesco, dal sacro al decisamente comico.
- Tomás Luis de Victoria (1548–1611), spagnolo: una musica sacra intensa e fervente.
In Inghilterra Thomas Tallis scrisse Spem in alium, un mottetto a quaranta voci reali, e il suo giovane collega William Byrd, cattolico in un'Inghilterra diventata protestante, compose sia per la Chiesa anglicana sia per messe celebrate in segreto.
Che cosa ascoltare
- Voci uguali (spesso da quattro a sei) che entrano una dopo l'altra in imitazione.
- Un suono morbido e pieno, ricco di terze e di seste; le dissonanze sono brevi e si risolvono subito.
- Un flusso continuo, senza una pulsazione di danza fortemente marcata, in cui le frasi si accavallano.
- Pochi o nessuno strumento nella musica sacra: l'ideale è il coro a cappella («come nella cappella»).
Ascoltare
- Josquin des Prez: il mottetto Ave Maria… virgo serena.
- Palestrina: la Missa Papae Marcelli.
- Thomas Tallis: Spem in alium.
- Un corale luterano, per esempio Ein feste Burg ist unser Gott, poi la sua armonizzazione di Bach.
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