Danze, liuti e madrigali

Storia della musica · Il Rinascimento · Livello 2 · 14 min

Il Rinascimento non cantava solo in chiesa. Nei castelli, nelle case dei mercanti e nelle taverne si ballava, si suonava il liuto e si cantava a più voci attorno a un tavolo. Fu anche il momento in cui gli strumenti conquistarono la loro indipendenza: per la prima volta si pubblicò in quantità musica scritta solo per loro.

Una famiglia di strumenti per ogni registro

I costruttori del Rinascimento realizzavano strumenti in famiglie complete, dal molto acuto al grave, come un coro: flauti dolci, viole da gamba, cromorni, ciaramelle… Si suonava in consort, un piccolo ensemble, di una sola famiglia o misto. Per l'aperto e le cerimonie, gli strumenti forti (ciaramelle, sacqueboute, antenati del trombone); per la camera, quelli dolci (liuto, viole, flauti dolci).

Il liuto, re degli strumenti

Il liuto, con la sua cassa bombata a mezza pera e il manico ripiegato all'indietro, era lo strumento preferito di dilettanti e virtuosi. La sua musica non si scriveva sul pentagramma ma in intavolatura: le linee rappresentano le corde, e numeri o lettere indicano i tasti. È esattamente il principio dell'attuale tablatura per chitarra! In Italia Francesco da Milano era celebrato come un liutista prodigioso; in Inghilterra John Dowland (1563–1626) scrisse canzoni e brani di una malinconia raffinata, come Flow, my tears e le sue Lachrimae.

In Spagna si preferiva la vihuela, a forma di chitarra. Nel 1536 Luis de Milán pubblicò El Maestro, il primo libro a stampa per lo strumento, e nel 1546 Alonso Mudarra stampò i più antichi brani noti per la chitarra, che allora aveva quattro cori (coppie) di corde.

L'epoca delle danze

Le danze rinascimentali vanno spesso a coppie: una danza lenta e solenne in tempo binario seguita da una vivace in tempo ternario, che a volte riprende la stessa melodia trasformata.

  • Pavana: lenta e maestosa, una processione in cui farsi vedere.
  • Gagliarda: vivace, in tempo ternario, piena di salti.
  • Branle: una danza in catena o in cerchio per tutti, con innumerevoli varianti regionali.
  • Allemanda, corrente, volta… alcune sarebbero passate nella suite barocca.

Gli editori pubblicavano raccolte di danze per ensemble, come Tielman Susato ad Anversa (1551). Nel 1589 il canonico di Langres Jehan Tabourot, con lo pseudonimo anagrammato di Thoinot Arbeau, pubblicò l'Orchésographie, un manuale che descrive i passi di ogni danza con la sua melodia. Uno dei suoi branle divenne, nel XX secolo, il canto natalizio inglese Ding Dong Merrily on High:

M:4/4
L:1/4
Q:1/4=100
K:G
G G A/G/ F/E/ | D3 D | E G G F | G2 G2 |
G G A/G/ F/E/ | D3 D | E G G F | G2 G2 |]

Ed ecco l'inizio di Greensleeves, un'aria inglese documentata dal 1580 (nonostante una leggenda tenace, non è di Enrico VIII). Nota il tempo ternario cullante e il colore modale, con Sol naturale e poi Sol diesis:

M:6/8
L:1/8
Q:3/8=56
K:Am
A | c2 d e3/2f/ e | d2 B G3/2A/ B | c2 A A3/2^G/ A | B2 ^G E2 |]

Chanson e madrigale: dipingere le parole

In Francia la chanson polifonica è vivace, spesso narrativa o maliziosa. Clément Janequin divenne famoso per brani descrittivi come La Guerre (sulla battaglia di Marignano), in cui le voci imitano trombe, grida e colpi di cannone.

In Italia il madrigale metteva in musica grande poesia (Petrarca, poi Tasso e Guarini) a quattro, cinque o sei voci. Il suo principio: far sentire il senso delle parole. Una frase sul cielo sale in alto, un sospiro è spezzato da una pausa, il dolore si esprime con una dissonanza. Si parla di madrigalismo. I madrigalisti cercarono effetti sempre più audaci: Carlo Gesualdo vi inserì progressioni cromatiche sconcertanti.

Il più grande madrigalista fu Claudio Monteverdi, che pubblicò in vita otto libri di madrigali. Verso il 1600 un teorico, Giovanni Maria Artusi, criticò pubblicamente le sue dissonanze troppo libere. Monteverdi rispose che seguiva una «seconda pratica», in cui il testo governa la musica e giustifica libertà che le vecchie regole vietavano. Questo dibattito aprì la porta al Barocco e all'opera.

In Inghilterra la moda del madrigale arrivò alla fine del secolo, con Thomas Morley e Thomas Weelkes: brani spesso leggeri, pieni di allegri «fa-la-la».

Che cosa ascoltare

  • Pulsazioni di danza nette in due o in tre, e frasi quadrate.
  • I timbri degli strumenti antichi: il suono sottile e nasale delle ciaramelle, il velluto delle viole, la grana delicata del liuto.
  • Nel madrigale, una musica che cambia carattere a ogni verso per seguire il testo.

Ascoltare

  • Tielman Susato: danze dalla Danserye (1551).
  • John Dowland: Flow, my tears; una pavana delle Lachrimae per consort di viole.
  • Clément Janequin: La Guerre.
  • Monteverdi: un madrigale del quarto o del quinto libro, per esempio Cruda Amarilli.

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