Trilli e abbellimenti veloci
· Tecnica avanzata · Livello 5 · 14 min
Il trillo è l'alternanza rapida di una nota e della sua vicina. Un bel trillo è regolare, rilassato e sfumato; un trillo contratto sembra una macchina da cucire che si inceppa. La velocità nasce dal rilassamento, non dallo sforzo.
Scegliere le dita
- 1-3 e 2-4: le più solide e regolari per la maggior parte dei pianisti.
- 2-3: veloce, ma le dita vicine possono intralciarsi.
- 3-5 o 4-5: necessarie quando pollice e indice devono suonare un'altra voce (trilli con melodia, ultimo Beethoven). Studiale in modo specifico.
- Con la rotazione: un trillo 1-3 suonato con una leggerissima rotazione dell'avambraccio spesso regge più a lungo di un trillo di sole dita.
Da dove cominciare?
Nella musica barocca e classica il trillo comincia generalmente dalla nota superiore, sul tempo (è un'appoggiatura ripetuta). Dall'Ottocento in poi (Hummel, Chopin…) tende a cominciare dalla nota reale. Controlla sempre lo stile e l'edizione.
Esercizio — il trillo misurato
Non studiare mai un trillo «a caso»: misuralo, aumentando il numero di note per movimento.
M:4/4 L:1/16 Q:1/4=60 K:C c2d2c2d2 cdcd cdcd | (3cdc(3dcd(3cdc(3dcd c4 B4 | !trill!c12 B2c2 |]
- Crome, poi terzine, poi semicrome, con un metronomo lento. Ogni tappa deve essere rilassata prima di passare alla successiva.
- Studia a «raffiche»: quattro note veloci, sosta, quattro note veloci…
- Dagli forma: crescendo poi diminuendo dentro un trillo lungo.
- Cura la risoluzione (qui Si-Do): deve entrare nel ritmo, senza correre né trascinarsi.
Errori frequenti:
- Sollevare molto le dita: più il movimento è piccolo, più è veloce. Le dita restano a contatto con i tasti.
- Accelerare senza controllo e poi «incepparsi»: meglio un trillo un po' più lento ma regolare.
- Note di intensità meccanicamente uguale: un trillo vive e canta.
Consiglio: spesso non serve lasciar risalire il tasto del tutto: grazie al doppio scappamento dei pianoforti a coda, una nota può essere ribattuta quando il tasto è risalito solo a metà. Cerca quella «zona di ripetizione» per trilli più leggeri.