Il Lied e il pezzo caratteristico

Storia della musica · Il Romanticismo · Livello 3 · 16 min

All'inizio del XIX secolo una generazione di poeti, pittori e musicisti rivendicò il diritto di esprimere ciò che c'è di più personale: la passione, la nostalgia, il sogno, la paura, lo stupore davanti alla natura. È il Romanticismo. Per questi artisti la musica divenne l'arte suprema, perché dice ciò che le parole non sanno dire. Già nel 1810 lo scrittore e compositore E. T. A. Hoffmann, scrivendo della Quinta di Beethoven, presentava la musica come la più romantica di tutte le arti.

I grandi temi romantici

  • La nostalgia (in tedesco Sehnsucht): un desiderio senza oggetto preciso, uno struggimento verso un altrove irraggiungibile.
  • Il viandante solitario (Wanderer) che cammina nella natura, e la natura stessa come specchio dell'anima: foreste, ruscelli, chiaro di luna.
  • La notte, il sogno, il fantastico: elfi, fantasmi, racconti popolari.
  • Il frammento: un piccolo brano, un pensiero, un istante sospeso possono dire quanto una grande forma.

Due generi esprimono particolarmente bene questo ideale: il Lied e il pezzo caratteristico per pianoforte. Entrambi sono fatti per il salotto, la stanza di ricevimento delle case borghesi, dove gli amici si riuniscono attorno al pianoforte.

Il Lied: una poesia, una voce, un pianoforte

Il Lied (plurale Lieder, «canti» in tedesco) mette in musica una poesia per voce e pianoforte. Il pianoforte non è un semplice accompagnamento: dipinge l'ambiente e lo stato d'animo. Il maestro del genere è Franz Schubert (1797–1828), che ne scrisse circa seicento in una vita brevissima.

  • A diciassette anni compose Gretchen am Spinnrade («Margherita all'arcolaio», 1814), su un testo del Faust di Goethe: la mano destra del pianoforte gira senza fine come la ruota, e si ferma di colpo quando Margherita ricorda il bacio di Faust.
  • In Erlkönig («Il re degli elfi», 1815), un padre galoppa nella notte con il figlio malato: il pianoforte martella il galoppo, e una sola voce incarna il narratore, il padre, il bambino terrorizzato e il re degli elfi, ciascuno con il suo colore.
  • I suoi cicli Die schöne Müllerin (1823) e Winterreise («Viaggio d'inverno», 1827), su poesie di Wilhelm Müller, raccontano una storia in una ventina di canti: il secondo segue un innamorato respinto che vaga nella neve.

Schubert, timido e poco conosciuto dal grande pubblico, viveva circondato da amici artisti che organizzavano per lui serate musicali, le Schubertiadi. Morì a trentun anni, lasciando anche sinfonie, musica da camera e brani per pianoforte (improvvisi, momenti musicali) di rara profondità.

Robert Schumann dedicò quasi tutto il 1840 al Lied (Dichterliebe, «Amor di poeta», su poesie di Heine): l'anno in cui sposò finalmente la pianista Clara Wieck, dopo una lunga battaglia legale con il padre di lei. Clara Schumann, una delle più grandi pianiste del secolo, compose anche Lieder e brani per pianoforte. Fanny Mendelssohn, sorella di Felix, vide alcuni dei suoi Lieder pubblicati sotto il nome del fratello.

Il pezzo caratteristico: una poesia senza parole

Al pianoforte i romantici inventarono o rinnovarono una quantità di piccole forme, spesso con un titolo evocativo: notturno, improvviso, momento musicale, romanza senza parole, foglio d'album, ballata, rêverie… Ognuna crea un'atmosfera e la sviluppa in pochi minuti.

  • Felix Mendelssohn scrisse le Romanze senza parole: veri Lieder per pianoforte solo, in cui canta la mano destra.
  • Robert Schumann compose cicli di miniature pieni di personaggi: Carnaval, Kinderszenen («Scene infantili», 1838). Critico musicale, nel 1834 fondò una rivista in cui scriveva sotto due nomi, l'ardente Florestano e il sognatore Eusebio, i due lati della sua personalità. Fu lui a salutare il giovane Chopin con un celebre «Giù il cappello, signori, un genio!».
  • Fryderyk Chopin, polacco stabilitosi a Parigi dal 1831, preferiva i salotti alle grandi sale e diede pochi concerti pubblici. Riprese il notturno inventato dall'irlandese John Field e lo fece cantare come un'aria d'opera italiana; elevò le danze della sua patria, mazurche e polacche, al rango di poemi.
  • Franz Liszt, al contrario, era il virtuoso delle grandi sale, ma scrisse anche brani meditativi (Consolazioni) e trascrisse per pianoforte decine di Lieder di Schubert, facendoli conoscere in tutta Europa.

Ecco la prima frase di Träumerei («Sogno»), dalle Kinderszenen di Schumann: una melodia che sale in un'unica curva, come un respiro, poi ricade dolcemente.

M:4/4
L:1/8
Q:1/4=66
K:F
C2 | F2- F3 E F A | c f f4 e d | c f G A B d F G | A c G6 |]

Il compositore, artista libero

Nel XIX secolo la maggior parte dei compositori non era più al servizio di un principe o di una chiesa: vivevano di concerti, di allievi e di editori, e talvolta di un incarico di direttore d'orchestra o di insegnante (Mendelssohn fondò il Conservatorio di Lipsia nel 1843). Scrivevano di musica, si leggevano e si criticavano a vicenda. Per sapere come suonare questo repertorio al pianoforte (rubato, pedale, suono cantabile), vedi la lezione Il periodo romantico (1820–1900 circa) dell'ultimo capitolo.

Che cosa ascoltare

  • Una melodia lunga e cantabile, molto espressiva, spesso dentro un accompagnamento avvolgente.
  • Un'armonia più colorata: cromatismi, modulazioni inattese, accordi arricchiti.
  • Un tempo flessibile (rubato) che respira con la frase.
  • Un titolo o un testo che guida l'immaginazione dell'ascoltatore.

Ascoltare

  • Schubert: Gretchen am Spinnrade; Erlkönig; Der Lindenbaum (Winterreise); Improvviso op. 90 n. 3.
  • Schumann: Dichterliebe; Kinderszenen.
  • Mendelssohn: una Romanza senza parole, per esempio la «Canzone del gondoliere veneziano» op. 19 n. 6.
  • Chopin: Notturno op. 9 n. 2; Liszt: Consolazione n. 3.

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