La nascita dell'opera e del basso continuo
Storia della musica · Il Barocco · Livello 2 · 14 min
Intorno al 1600 qualcosa cambiò di colpo. Dopo due secoli di polifonia a voci uguali, i musicisti italiani vollero che cantasse una voce sola, in primo piano, esprimendo le passioni di un personaggio — gioia, collera, disperazione — come, credevano, facevano gli attori della tragedia greca. In pochi anni questa idea diede vita a un genere, l'opera, e a una tecnica di accompagnamento che avrebbe regnato per un secolo e mezzo, il basso continuo.
Firenze: eruditi che sognano il dramma antico
Negli anni Settanta e Ottanta del Cinquecento, eruditi, poeti e musicisti si riunivano a Firenze in casa del conte Giovanni de' Bardi: sono noti come la Camerata fiorentina. Tra loro c'era Vincenzo Galilei, liutista, teorico (e padre dell'astronomo Galileo). Lamentavano che la polifonia soffocasse le parole sotto le voci intrecciate. La loro soluzione: la monodia accompagnata, una voce sola che declama il testo in modo flessibile, sostenuta da pochi accordi.
Nel 1600 a Firenze, per i festeggiamenti delle nozze di Maria de' Medici con il re di Francia Enrico IV, Jacopo Peri mise in scena l'Euridice, interamente cantata: la più antica opera di cui si sia conservata la musica. Sette anni dopo, alla corte di Mantova, Claudio Monteverdi presentò L'Orfeo (1607). Monteverdi vi riversò tutta la sua arte di madrigalista: un'orchestra variegata, cori, danze, arie, momenti in cui il canto di Orfeo si fa supplica. È il primo capolavoro del genere, e lo si rappresenta ancora.
Recitativo e aria
L'opera si organizzò presto attorno a due modi di cantare:
- il recitativo, vicino al parlato, che fa avanzare l'azione: il cantante segue il ritmo naturale delle parole su un accompagnamento scarno;
- l'aria, in cui l'azione si ferma perché un personaggio esprima un sentimento, su una vera melodia, spesso con ripetizioni. Più tardi divenne la norma l'aria da capo (A-B-A), in cui il cantante orna liberamente la ripresa.
Nel 1637 Venezia aprì il primo teatro d'opera pubblico, il San Cassiano: ora chiunque poteva comprare un biglietto. L'opera lasciò le feste principesche per diventare uno spettacolo alla moda, e Venezia ebbe presto diversi teatri. Monteverdi, ormai veneziano, vi scrisse L'incoronazione di Poppea (1643 circa). Le più grandi star dell'opera barocca erano i castrati, cantanti dalla voce acuta e potente ammirati per il loro virtuosismo, come Farinelli nel XVIII secolo.
Il basso continuo, motore del Barocco
Sotto la voce sola ci vuole un'armonia. Il compositore scrive soltanto la linea del basso, a volte con piccole cifre che indicano gli accordi (basso cifrato). Uno o più musicisti la realizzano improvvisando: un clavicembalo o un organo, un liuto, una tiorba (un grande liuto dal lungo manico) o una chitarra per gli accordi, e spesso un violoncello, una viola da gamba o un fagotto per rinforzare il basso. Questa squadra, che suona «di continuo» dall'inizio alla fine, si chiama il continuo. Lo si trova in quasi tutta la musica dal 1600 al 1750: opere, cantate, sonate, concerti.
Il continuo fa sì che la musica barocca sia pensata dal basso verso l'alto: un basso solido e una melodia, con gli accordi in mezzo. È l'antenato diretto delle griglie di accordi del jazz e del pop, dove anche lì si improvvisa un accompagnamento a partire da simboli.
Una formula di basso divenne perfino un simbolo del lamento: una discesa per semitoni che copre una quarta (da Sol a Re, per esempio). Purcell la usa, ripetuta senza sosta (un basso ostinato), sotto la morte di Didone. Ecco lo schema come appare nelle opere di molti compositori (un esempio dimostrativo):
M:3/4 L:1/4 Q:1/4=60 K:Gm clef=bass G,3 | ^F,3 | =F,3 | =E,3 | _E,3 | D,3 |]
Francia e Inghilterra
In Francia un fiorentino arrivato giovanissimo a Parigi, Jean-Baptiste Lully (1632–1687), divenne sovrintendente della musica di Luigi XIV. Nel 1672 ottenne il privilegio dell'Académie royale de musique (l'Opéra di Parigi) e, con il poeta Philippe Quinault, creò la tragédie en musique, che dà ampio spazio alla danza, ai cori e a un recitativo modellato sulla declamazione francese. Fissò anche l'ouverture alla francese: una sezione lenta e maestosa in ritmi puntati, poi una sezione veloce. La sua morte divenne celebre: mentre dirigeva un Te Deum, si colpì il piede con il pesante bastone usato per battere il tempo, e la ferita andò in cancrena.
In Inghilterra Henry Purcell (1659–1695) scrisse alla fine degli anni Ottanta del Seicento Dido and Aeneas, una breve opera la cui aria finale, When I am laid in earth, poggia su un basso ostinato cromatico. Più tardi, nel XVIII secolo, Rameau rinnovò l'opera francese, e la rivalità con il gusto italiano esplose nella Querelle des Bouffons (1752).
Che cosa ascoltare
- Una voce sola in primo piano, molto espressiva, che alterna declamazione (recitativo) e melodia (aria).
- Un basso continuo: un clavicembalo, un organo o un liuto che scandisce accordi sopra un basso suonato per tutto il brano.
- Gli affetti: ogni aria dipinge una passione, spesso una sola dall'inizio alla fine.
- Ornamenti improvvisati dai cantanti, soprattutto nelle riprese.
Ascoltare
- Monteverdi: L'Orfeo, la toccata iniziale e l'aria Possente spirto.
- Purcell: Dido and Aeneas, l'aria When I am laid in earth.
- Lully: l'ouverture e una danza da Armide (1686).
- Rameau: Les Indes galantes (1735).
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